Home Teatroterapia Teatro e carcere

Citazioni

Il vero simbolo del teatro terapeutico è la casa privata.
Qui il teatro emerge nel suo senso più profondo, perchè i segreti più preziosi resistono violentemente
rifiutando di lasciarsi toccare e mettere in mostra.
E' l'elemento completamente privato.  La prima casa stessa, il luogo dove la vita comincia e finisce, la casa della nascita e la casa della morte, la casa delle più intime relazioni interpersonali
diventa un palcoscenico e uno scenario.
Il proscenio è la porta centrale e il balcone. La platea è nel giardino, nella strada. Le persone recitano di fronte a sè la loro stessa vita. Il luogo del conflitto e il suo teatro sono gli stessi. Vita e fantasia diventano uguali e simultanee. Le persone sperimentano la realtà per la seconda volta, ma come padroni. Tutto il passato viene trascinato fuori dalla sua tomba e risponde all'appello. Perchè i protagonisti possono uscire dalle loro gabbie, essi rivelano le ferite più profonde e segrete, che ora sanguinano apertamente.


J.L.Moreno

Manuale di Psicodramma.

Il teatro come terapia

Ultimi Eventi

No current events.

Chi è online

 7 visitatori online
Facebook
Teatro e carcere PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Reduzzi   
Martedì 28 Luglio 2009 11:00

DAL CARCERE UN'APPASSIONATA LEZIONE DI VITA E DI SPERANZA
di G. C. - 1966 


Un detenuto ci scrive dalla Casa Circondariale di Bergamo per parlare di se stesso e delle sue gravi problematiche, ma anche per sottolineare come nell'incontro con l'esperienza del teatro egli possa finalmente godere di uno "sprazzo di gioia".

"Eccomi qui, di nuovo, durante una notte insonne,
con il bisogno di parlare con qualcuno. Ho bisogno di condividere con un amico le mie giornate
e soprattutto la depressione che mi assale quando nel completo silenzio, ed ovunque io sia,
non posso far altro che pensare alla mia vita passata, presente e futura.
Il passato mi crea sempre dei problemi: quando ci penso vengo assalito da dei sensi
di colpa per tutto ciò che ho fatto a causa della droga… Sì, è proprio a causa della droga
che oggi mi ritrovo ancora chiuso in carcere. E la cosa più fastidiosa, la cosa che più mi attanaglia
il morale, è la solitudine, che non ti abbandona mai. …Ieri ho preso parte con altri detenuti
al primo incontro di teatro in carcere, diretti ed addestrati da due ragazze davvero stupende,
Elena Reduzzi e Beatrice Meloncelli. Vedendo come loro credono e hanno fiducia in noi detenuti,
per quanto non ci conoscano ancora, mi fa capire che, dopo tutto -malgrado la società in genere
ci emargini a causa dei nostri reati e dello stile di vita che conduciamo- c'è ancora qualcuno
che vuole darci una possibilità. Non vogliamo essere perdonati per i nostri errori,
ma considerati con gli stessi diritti degli altri esseri umani… Domani andrò alle prove di teatro,
dove potrò dare sfogo delle mie emozioni senza problemi… Oggi, durante l'ora di teatro,
mi sono divertito molto e percepisco che sta nascendo un buon rapporto con questo gruppo
e soprattutto apprezzo la dedizione di chi ci dirige: sono due ragazze piene di vita
e la sanno trasmettere a tutti noi. Io, che faccio parte del gruppo, contraccambio
dando il mio impegno alle prove. …"


Il Popolo Cattolico, 22 maggio 1999

Tratto da http://www.leacque.com

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Luglio 2009 11:05