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| Il vero simbolo del teatro terapeutico è la casa privata. Qui il teatro emerge nel suo senso più profondo, perchè i segreti più preziosi resistono violentemente rifiutando di lasciarsi toccare e mettere in mostra. E' l'elemento completamente privato. La prima casa stessa, il luogo dove la vita comincia e finisce, la casa della nascita e la casa della morte, la casa delle più intime relazioni interpersonali diventa un palcoscenico e uno scenario. Il proscenio è la porta centrale e il balcone. La platea è nel giardino, nella strada. Le persone recitano di fronte a sè la loro stessa vita. Il luogo del conflitto e il suo teatro sono gli stessi. Vita e fantasia diventano uguali e simultanee. Le persone sperimentano la realtà per la seconda volta, ma come padroni. Tutto il passato viene trascinato fuori dalla sua tomba e risponde all'appello. Perchè i protagonisti possono uscire dalle loro gabbie, essi rivelano le ferite più profonde e segrete, che ora sanguinano apertamente. J.L.Moreno Manuale di Psicodramma. Il teatro come terapia |
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We have 5 guests online| Matè Teatro |
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| Written by Elena Reduzzi |
| Tuesday, 28 July 2009 10:39 |
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La Compagnia Teatrale Matè nasce nel 2006 a Bergamo, per la volontà di quattro attrici diplomate alla scuola del Teatro Prova di Bergamo. Il loro primo progetto, indipendente, dal titolo “Matè”, ha destato l’interesse del Liceo Scientifico “Lorenzo Mascheroni” e del Liceo “Galileo Galilei” di Caravaggio, quest’ultimo su spinta e ideazione della prof. Elena Reduzzi, che ha coinvolto le sue classi di circa settanta studenti di 2^ Liceo. A seguire, una presentazione del progetto Matè. IL PROGETTO MATE': IL TEATRO, LA SCUOLA, LE DONNEHa ancora senso discutere la condizione femminile come fosse un problema da risolvere – possibilmente in fretta, possibilmente senza scontentare nessuno, possibilmente senza arrivare alla necessità di stabilire quote… ? O non è forse il caso di guardare alle possibilità che l’umano reca in sé, indipendentemente dalle distinzioni di genere? O forse, ancora, non si pongono un femminile e un maschile a livello astorico e assoluto, ma solo a livello biologico e contingente? Siamo nate tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80, quando – secondo la Storia e i telegiornali – era già smorzata l’eco delle lotte politiche per la conquista di diritti civili fondamentali per le donne; siamo cresciute con l’idea che già molto fosse stato fatto da mamme, zie e nonne e, in fondo, eravamo già un pochino persuase che ci si potesse anche accontentare, noi quattro Matè. Un gruppo teatrale nato da una comune passione e con l’idea di fare del teatro occasione di crescita professionale, oltre che umana, e di salire sul palco un po’ per divertirci e un po’ di più per imparare. Nello scambio delle nostre esperienze, nel raccontarci a vicenda ogni sera scoprivamo quanto ci fosse ancora da dire sulle donne: dalla curiosità reciproca e dalla voglia di leggere quel “sottotesto” della realtà femminile, è nata l’idea che il nostro progetto teatrale potesse avere al centro la stessa curiosità che spingeva ognuna di noi a prendere su di sé la storia dell’altra, per ri-raccontarla, ri-viverla, ri-elaborarla. Con lo stesso approccio abbiamo scelto di accostarci ai personaggi femminili della letteratura, della storia e del teatro. Abbiamo sentito da subito la volontà di cercare il peculiare femminile al di qua e al di là della “quarta parete”, da subito la ricerca si è orientata verso quei testi teatrali sulle donne… e, da subito, la ricerca ha portato alla consapevolezza che non siano poi molti, questi testi… abbiamo avvertito da prima il bisogno di una “stanza tutta per noi”, trovata grazie alla disponibilità del C.A.G. di Monterosso e all’interessamento del gruppo Charlie Brown. Abbiamo cominciato a lavorare non solo su materiale testuale (per superare, quindi, la dimensione prettamente intellettuale, il lavoro di cesello sull’espressività), ma sul maggior numero possibile di stimoli provenienti dall’universo femminile: canti, danze, immagini e raffigurazioni, tradizioni per riprendere – con Christa Wolf – quel filo dell’espressività femminile bruscamente interrotto con la nascita di una cultura ufficiale e ufficialmente maschile. Quattro protagoniste, dalla letteratura al giornalismo: per superare il fatto che la voce narrante fosse più spesso da tenore che da soprano, abbiamo ascoltato le tante voci di donne, quasi sempre parte di un coro, pezzi di una coreografia, che modulano il racconto di una realtà che poco o nulla ha a che vedere con la vulgata della storiografia ufficiale. E’ attraverso di loro che noi cerchiamo le risposte alle domande che ogni giorno ci poniamo e si pongono tutte le donne a partire dall’adolescenza, nella scuola e nei centri di aggregazione, con la convinzione che siano questi i luoghi in cui imparare a raccontarsi, per mettere in comune esperienze e questioni irrisolte. E anche per recuperare spazi di convivenza e condivisione nella nostra città. Il progetto Matè guarda con interesse a quei personaggi che sono stati soggetti e non oggetti, che hanno avuto il coraggio umano – troppo umano – di viversi al di là dell’appartenenza di genere. Nessuna Elena di Troia, nessuna Arianna. Matè: un allestimento teatrale e un lavoro di ricerca testuale, sovratestuale, iconografico, letterario e storico per dare dignità di voce a quell’eco che risuona oltre le fanfare della cultura e della storia che abbiamo imparato.
Contatti: Federica Crevenna 3487229857 Maria Teresa Galati 3492163545 Alessandra Ingoglia 3382136722 Percorso teatrale “Letteratura e teatro nel biennio”
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| Last Updated on Tuesday, 28 July 2009 10:47 |







