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La psicoterapia
si occupa del cambiamento.
Chi viene da noi soffre
in una qualche maniera
del suo rapporto con il mondo,
per la contraddizione irrisolta
tra come le cose 'sono' e come,
secondo la sua immagine del mondo,
'dovrebbero essere'.
Obiettivo è dunque la trasformazione terapeutica...
Nella prospettiva del cambiamento,
la soluzione dei problemi consiste semplicemente
nel cambiare un insieme di premesse.
Le premesse debbono
esaminare il contesto ed essere realistiche.
Per non formare il problema,
bisogna analizzare le cose
nel modo in cui le cose sono.

Chiudi gli occhi e guarderai.
Spezza i tuoi muri e costruirai.
Impara ad attendere e allora andrai.

 

 Paul Watzlawick

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Written by Elena Reduzzi   

Il mio Master in U.S.A

La mia formazione specialistica alla SCUOLA DI PALO ALTO (California, U.S.A.) in ‘Gestione Risorse Umane e Comunicazione Strategica’: la supervisione del Dr. Paul Watzlawick –Emeritus Professor of Psychiatry, Stanford University- e del Dr. Jim Sparks – Narrative Therapy-   

 

La curatrice della mia Tesi di Laurea, Dott.ssa Cantarelli, mi ha sempre spronato a fare un’esperienza ‘forte’ all’estero. Già dal ’97 ella mi mise al corrente della possibilità di concorrere al conseguimento di una delle 6 Borse di Perfezionamento che l’Università Cattolica bandiva (e bandisce) per i suoi laureati –cumulativamente per le sedi di Piacenza, Milano, Brescia e Roma- al fine di approfondire in Istituti di Ricerca stranieri il tema d’indagine della propria Tesi di Laurea.

Con coraggio (e un po’ di sana incoscienza!) ho partecipato alle prove di selezione presentando una relazione sul tema: METACOGNIZIONE E DIVERSITA’, riuscendo a conseguire la seconda Borsa di Perfezionamento proprio a Palo Alto, dove sapevo che il Dr. Paul Watzlawick accettava da supervisionare solo sei studenti all’anno, provenienti dalle varie parti del mondo!

Non posso ridire l’immediata sensazione di essere molto fortunata a poter fare un viaggio formativo del genere..  

A Palo Alto ho capito sin da subito che l’ “integrazione è un concetto che a che fare con la cultura”. Ma partiamo dall’inizio:

Alla Scuola di Palo Alto ho studiato approfonditamente la comunicazione, imparando da subito i 5 assiomi che costituiscono le linee guida dell’indagine della scuola stessa e mi hanno permesso di inquadrare il fenomeno comunicativo in maniera nuova e stimolante.

 

Dalla causalità lineare a quella circolare

Avendo a che fare direttamente con i fondatori della Scuola di Palo Alto (Watzlawick e Dick Fisch), entrambi m’hanno fatto capire quanto ci tenessero al fatto di aver saputo modificare profondamente il concetto di causa in ambito comunicativo, sottolineando l’esigenza di passare da un modello esplicativo di tipo lineare ad uno di tipo circolare.

Già con Bateson ed ancora con Watzlawick la Scuola di Palo Alto iniziò a ritenere questo modello esplicativo (causalità lineare) poco idoneo a render conto dei complessi eventi comunicativi e così essi giunsero a concepire un nuovo modello esplicativo chiamato causalità circolare. In esso l’evento (B) è sì originato da una causa antecedente (A) ma a sua volta essa (A) è stata prima determinata (risultando a sua volta effetto) dall’evento (B) che così è stato, prima di divenire effetto, causa. I fondatori della Scuola introdussero così il concetto di feedback ( di retroazione), divenuto essenziale per comprendere l’andamento di un flusso comunicativo.

‘Anima’ della Scuola di Palo Alto è la Teoria della Comunicazione, basata sui 5 Assiomi ivi formulati, così riassumibili:

  1. Non si può non comunicare;
  2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione ed il secondo classifica il primo ed è dunque MetaComunicazione;
  3. Il flusso comunicativo viene interpretato secondo una punteggiatura degli eventi;
  4. Esistono linguaggi numerici ed analogici (es. parole e simboli);
  5. La comunicazione puòsvilupparsi secondo modelli di tipo simmetrico o complementare
     

Il primo assioma ci ricorda come, in qualsiasi contesto, sia assolutamente impossibile sottrarsi al flusso comunicativo e dunque come, anche senza volerlo, si sia indotti, sempre e comunque, a esprimere qualcosa su di noi, sulla situazione che stiamo vivendo o sulla comunicazione nella quale siamo immersi. Insomma poiché ogni comportamento è, più o meno esplicitamente, più o meno cripticamente, comunicazione e noi non possiamo “non comportarci”, siamo inevitabilmente “condannati” a comunicare.

Il secondo sottolinea che, oltre agli aspetti di contenuto, tendiamo a comunicare qualcosa su come noi percepiamo l’altro, su come noi ci rapportiamo a lui e su come lo consideriamo. In genere le relazioni disturbate fanno prevalere gli aspetti relazionali, sovente di natura svalutativa e aggressiva, su quelli di contenuto. In esse, infatti, si esprime un qualche contenuto come pretesto per ribadire come noi percepiamo e giudichiamo l’interlocutore.

 

Il terzo punto fu magistralmente espresso sul piano letterario nel “Così è se vi pare” di Pirandello. In pratica, quando noi descriviamo o raccontiamo una sequenza comunicativa, tendiamo a farlo seguendo una logica di causalità lineare che favorisce una presa di posizione piuttosto unilaterale. In realtà gli eventi comunicativi non possono, in genere, essere ridotti e semplificati secondo questa logica che ci fa perdere di vista la complessità reale dell’evento e le retroazioni che lo hanno determinato.

Il quarto punto distingue tra linguaggi più intuitivi e primitivi (analogici) e linguaggi più evoluti, astratti e convenzionali (numerici). Nei primi si ha un rapporto di somiglianza tra il significato ed il significante dove il secondo mantiene con il primo un rapporto non arbitrario. Il significante è cioè ancora connesso al significato da una analogia, da una similitudine, da una omofonia. I linguaggi, nel procedere della cultura, subiscono un processo di astrazione, di progressiva convenzionalizzazione e dunque di sempre maggior arbitrarietà tra significato e significante. Es. Il passaggio dai simboli numerici fenici e romani a quelli arabi dove il significante del numero tende a perdere progressivamente i suoi legami con la quantità rappresentata (significato).

 

Nel quinto punto si descrivono le differenze tra le relazioni di coppia di tipo simmetrico e quelle di tipo complementare. Le prime si sviluppano su posizioni paritarie e, in esse, nessuno dei due protagonisti accetta un ruolo subalterno. Si assiste cioè ad una vera e propria disputa per la leadership. Nelle seconde invece uno dei due soggetti riconosce la leadership dell’altro, perlomeno nel settore all’interno del quale si sviluppa, in quel momento, la comunicazione. Le prime tendono ad essere molto vive ma eccessivamente conflittuali; le seconde non sono conflittuali ma alla lunga possono risultare monotone.

 

Una comunicazione fortemente disturbata da cui è molto difficile sottrarsi

Si possono produrre paradossi in ambito linguistico. La Scuola di Palo Alto li ha studiati in ambito pragmatico chiamandoli "doppio legame" e ritiene che vi sia una correlazione (che non è ancora un nesso di causa-effetto!) tra questo tipo di comunicazione paradossale ed il prodursi di patologie mentali.

Il doppio legame è una sequenza comunicativa contraddittoria che crea una relazione interpersonale molto disturbata.

In questo tipo di relazione un soggetto vive in pratica un dilemma insolubile.
Le condizioni per il prodursi di un doppio legame sono che:

  1. un individuo (A) sia coinvolto in un rapporto particolarmente intenso e senta l’importanza vitale di comunicare adeguatamente con l’interlocutore (B);
  2. lo stesso individuo (A) sia prigioniero di una situazione dove l’altro (B) emette messaggi che si contraddicono e di fatto trovi impossibile rispondere in maniera soddisfacente ad essi;
  3. il soggetto (A), in ragione di motivazioni diverse, risulti impossibilitato a metacomunicare, non riesca cioè ad analizzare e a sottrarsi ai messaggi paradossali emessi dall’altro (B) e i suoi sistemi logici finiscano con il subire un collasso.

Es. Se si chiede con forza “Sii spontaneo” risulta evidente che per obbedire si deve disobbedire. Sono insomma comandi paradossali.

Es. Una madre regala all’amato figlio per il suo compleanno due belle maglie. Questi le prende felice e si reca in camera per cambiarsi per la cena dove lo si festeggerà. Decide di indossare una delle due maglie e scende soddisfatto. La madre appena lo vede gli dice amareggiata “ Eh lo sapevo, l’altra proprio non ti piaceva eh?”

Es. Si chiede a qualcuno, che sia impegnatissimo, qualcosa che, con tutta la buona volontà, in quel momento non possa fare. Non appena egli si libera e mostra il suo desiderio di fare ciò che gli veniva prima richiesto, si replica dicendo “Ormai è tardi, non mi interessa più.”

 

Comunicazione e relazione

Per concludere su questo percorso dedicato a Palo Alto, va detto che per passare da un dominio linguistico ad uno comunicativo dobbiamo considerare il linguaggio non come oggetto di studio ma come mezzo di comunicazione; l’interesse si sposta pertanto sulle azioni comunicative che instaurano relazioni sociali, cioè sull’aspetto pragmatico (intenzionale) della comunicazione.

 

Last Updated on Sunday, 26 July 2009 12:48
 

Paul Watzlawick

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