Home Comicoterapia Lettere degli studenti Lettera di Princi-Fessa Silvia Goggi 25-08-2007

Fernando Pessoa

 

Non sono niente.
Non posso volere essere niente.
A parte ciò,
ho in me tutti i sogni del mondo.

Fernando Pessoa

Citazioni

Il vero simbolo del teatro terapeutico è la casa privata.
Qui il teatro emerge nel suo senso più profondo, perchè i segreti più preziosi resistono violentemente
rifiutando di lasciarsi toccare e mettere in mostra.
E' l'elemento completamente privato.  La prima casa stessa, il luogo dove la vita comincia e finisce, la casa della nascita e la casa della morte, la casa delle più intime relazioni interpersonali
diventa un palcoscenico e uno scenario.
Il proscenio è la porta centrale e il balcone. La platea è nel giardino, nella strada. Le persone recitano di fronte a sè la loro stessa vita. Il luogo del conflitto e il suo teatro sono gli stessi. Vita e fantasia diventano uguali e simultanee. Le persone sperimentano la realtà per la seconda volta, ma come padroni. Tutto il passato viene trascinato fuori dalla sua tomba e risponde all'appello. Perchè i protagonisti possono uscire dalle loro gabbie, essi rivelano le ferite più profonde e segrete, che ora sanguinano apertamente.


J.L.Moreno

Manuale di Psicodramma.

Il teatro come terapia

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Lettera di Princi-Fessa Silvia Goggi 25-08-2007 PDF Print E-mail

Cara elena, finalmente a casa ti posso scrivere!

Sono tornata dall’India Giovedì sera, venerdì mi sono ripresa, e oggi che è sabato già ti scrivo! Come stai tu?? Che hai fatto in questo mese in cui non ho avuto tue notizie? Aspetto un resoconto di soli gossip!

Ho così tante cose da raccontarti che non so davvero da che parte cominciare.

Anzi, in realtà lo so, ed è la parte di viaggio da cui ieri ho iniziato nel raccontare al mio migliore amico e alla mia migliore amica. Perché prima inizio dalle cose brutte, così le esaurisco subito, e poi posso soffermarmi sulle belle.

Ti racconto questa cosa brutta, ed è un privilegio che toccherà a pochissimi. Il mio diario infatti tra qualche giorno verrà gettato via per paura che lo trovino mai. Comunque…per farla breve…beh è un miracolo se sono ancora viva. In poche parole, domenica 12 agosto siamo andati noi volontari a fare una gita a delle cascate, e abbiamo subito un agguato di 5 uomini armati (tre erano di sicuro anche ubriachi/drogati) che oltre a derubarci ci hanno tenuto in ostaggio per due ore con il mitra puntato alla fronte. A questo è seguita una fuga silenziosa tra i cespugli, attenti a non muovere una foglia, e un’ulteriore fuga in macchina inseguiti da un ladro in moto che voleva impedirci di scappare e denunciarli.

Ho annotato il giorno stesso tutti i miei pensieri di quei momenti… il non sapere se mi sarebbe rimasta un’ora, un minuto. Sperare che la mia morte sarebbe stata veloce, sperare di morire per prima così da non vedere nessun altro morire, sperare che almeno non avrebbero buttato i cadaveri nel vicino fiume così almeno i miei avrebbero potuto piangere su una tomba vera… ti ricopierei la pagina di diario nella mail, così sapresti bene tutta la dinamica della cosa, ma ieri mi è costato una notte insonne averla letta ai due miei amici, e quindi se vuoi te la darò e te la leggi tu.

Comunque, ora come ora se mi vedessi non diresti mai che io abbia passato una cosa del genere. Non sono per niente negativa riguardo all’accaduto…anzi!!! Saltello di qua e di là tutto il giorno, felicissima di fare lavatrici, stirare, di andare a trovare i miei nonni, abbracciarli….già ero una persona vitale prima figuriamoci adesso!!!!! Dalla mia cameretta quasi dico che sono contenta (ehm) quasi che sia successo, dato che sono salva….hai presente che valore acquisterà ogni giorno che vivo? Hai presente come mi si ridimensiona la prospettiva sulla vita? Di questo sono grata e riconoscente, e prometto che ogni giorno lo vivrò con l’entusiasmo e la grinta che merita….ancora più di quanto non facessi già prima!!!! Che voglia che ho di vivere, di farlo con la testa però, di non sprecare il mio tempo, di costruire qualcosa che sia utile a qualcuno….!! Vabè, dai, ora la smetto con i filosofeggiamenti e ti racconto il resto (è stato strano scrivere questa cosa invece che raccontarla a voce, a voce è più facile…)

Elena, è stato il mese più bello della mia vita, inconvenienti compresi. Credo di essere cresciuta di più in un mese che nei 19 anni prima!! Ogni sera andavo a letto che mi sentivo un’altra persone rispetto a quella che si era alzata la mattina da quello stesso letto, davvero!

Come ho fatto per i miei nonni, ti racconto velocemente la mia giornata tipo, racconto che verrà completato a voce al più presto.

Sveglia alle 6(sigh), la mattina si lavorava insieme agli abitanti del posto, si condivideva la loro fatica nei lavori che questi fanno senza battere ciglio, tutti i giorni, per sopravvivere: vale a dire zappare, seminare, raccogliere il grano e i faglioli, fare i mattoni col fango, andare a prendere l’acqua in taniche da 30 litri, costruire le case passando mattoni pesantissimi… il tutto con la consapevolezza che a casa ci saremmo fatti una bella doccia, il tutto avendo le scarpe (loro non le hanno) e avendo fatto una buona colazione, oltre a sapere che a pranzo le suore ci avrebbero preparato quintali di pastasciutta. Sono cose che mi facevano stare sveglia a pensare, rimuginare e divorare dai sensi di colpa anche tutta la notte.

Il pomeriggio era più riposante: o si andava all’orfanotrofio o all’”ospizio” a fare compagnia ai bimbi, spesso handicappati, o alle vecchiette, oppure andavo con altre due ragazze a fare giocare i bambini nel giardino dell’ospedale, oppure seguivamo le suore nei giri di visita agli abitanti dei vilaggi, che ci facevano entrare in casa loro, felicissimi di averci come ospiti, sempre con dei sorrisoni enormi….

La mattina ogni tanto sono anche andata a seguire il medico italiano(l’unico!!) nel suo giro di visite in pediatria nell’ospedale del posto (terra battuta per terra, un odore insopportabile, letti senza coperte, niente attrezzature…), c’erano questi bimbi denutriti o malati, con questi occhioni che ti fissavano, non si lamentavano mai nemmeno quando gli medicavano le ferite con l’acqua ossigenata sulla carne viva, non battevano ciglio, ti guardavano… ti giuro che mi venivano di quelle lacrime agli occhi che dovevo voltarmi e impegnarle a ricacciarle giù.

Davvero credimi, nonostante tutto quello che è successo ho un magone, voglio tornare là!!!!!!!!!!

Ho un tumulto interiore pazzesco in questi giorni che ti riassumo per sommi capi, avrò tempo nei prossimi giorni di dipanarlo per bene durante le mie passeggiate quotidiane solitarie.

Innanzitutto mi veniva da chiedermi: perché io sono nata così fortunata?chi sono io per meritare di poter fare tutto quello che voglio quando lo voglio come lo voglio, mentre in questa capanna, ad esempio, vivono in tre e non mangiano da due giorni????? Dopo pianti silenziosi, sono arrivata alla conclusione che non è colpa mia se sono nata italiana, sana e benestante, di questo me ne sto piano piano convincendo. Però non posso ignorare che là non si mangia, si va in giro con vestiti stracciati e senza scarpe, si muore per una febbre o se non si hanno soldi per le medicine, li ho visti con i miei occhi!!!non posso ignorare una cosa del genere, fare finta di niente. Allora, che posso fare ora? Innanzitutto, a livello generale, dato che io mi sento la persona più fortunata e felice del mondo(da un anno a questa parte mi sento proprio così!) e ho ricevuto tantissimo, mi sembra il minimo adoperarmi in modo da restituire tutto quello che ho ricevuto, agli altri che vanno dai miei genitori, ai miei compagni di università, a chiunque io mai dovessi incontrare, cercando di rendere felici anche quelli che mi circondano, condividendo la mia fortuna…non so se mi sono spiegata. E a livello più specifico, non dimenticare i cosiddetti “ultimi”, cercando di fare il possibile, per il momento da qui, per sensibilizzare su questi temi, per raccontare, per aiutare con tempo e denaro chi si preoccupa di queste questioni.

Mamma mia rileggo ora la mail e mi sembra di non averti detto niente!!!!!

Mi sembrano solo pensieri senza un filo logico, ma non la voglio riscrivere, è uscita così di getto, poi li riordinerai tu leggendo, e ci sentiremo, e ti spiegherò meglio a voce.

Elena elena che voglia che ho di iniziare in nuovo anno di università, di iniziare il nuovo anno di comico, di fare nuove esperienze, di non “morire lentamente” come dice neruda…

Mi sentivo di scriverti e questo è quello che è uscito!!!!!!!!

Aspettando la tua risposta vedrò di fare ordine nella mia testa e pensare a un discorso più sensato per la prossima. ^_^

Ah due cose ti devo chiedere. Una è la data della prima riunione di settembre che me la son dimenticata, l’altra è il giorno esatto che esce il sito di comico e l’indirizzo preciso del sito!

 

A prestissimo e un bacione!!!!

princi